Gli scienziati osservano per la prima volta una fase essenziale della vita di un embrione | La Vanguardia

Gli scienziati osservano per la prima volta una fase essenziale della vita di un embrione | La Vanguardia

05/05/16

Gli scienziati osservano per la prima volta una fase essenziale della vita di un embrione | La Vanguardia

La fase decisiva dello sviluppo umano che si realizza dopo l’impianto dell’embrione nell’utero, è stata studiata per la prima volta grazie a un’innovazione tecnologica elaborata da studiosi del Regno Unito e degli Stati Uniti.

Questa innovazione, presentata nella settimana in corso sulle riviste Nature e Nature Cell Biology, apre la strada a una migliore comprensione di come si forma il corpo umano, allo studio dei motivi per cui alcune gravidanze si interrompono spontaneamente, al perfezionamento delle tecniche di riproduzione assistita e a quella che può essere l’applicazione pratica più importante della nuova tecnica, la coltura di tessuti da utilizzare in trattamenti futuri di medicina rigenerativa a partire da cellule madri.

Tuttavia, queste promettenti applicazioni suscitano un nuovo dibattito di natura etica, poiché non saranno utilizzabili qualora si mantenga l’attuale divieto di realizzare esperimenti con embrioni umani di più di 14 giorni. Una volta risolto il problema tecnico della manipolazione di embrioni di due settimane di vita, si sono già fatte sentire le prime voci che richiedono la revisione di questa norma.

Le ricerche precedenti sullo sviluppo degli embrioni umani si sono limitate alla prima settimana dopo la fecondazione. Questo è un periodo in cui l’embrione cresce fino a 0,2 mm di diametro ed è costituito da circa 250 cellule, ma non si è ancora impiantato nella parete dell’utero.

Dopo l’impianto, al settimo giorno successivo alla fecondazione, la sua sopravvivenza richiede un ambiente adeguato che fino a oggi non è stato possibile simulare in laboratorio. Un gruppo di ricerca dell’Università di Cambridge (Regno Unito) e un ulteriore gruppo dell’Università Rockfeller di New York (Stati Uniti) hanno superato questo ostacolo bagnando gli embrioni in una soluzione contenente molecole che ne favoriscono lo sviluppo. Inoltre, hanno fornito un substrato simile alla parete dell’utero per indurne l’impianto. Con questo tipo di supporto gli embrioni sono cresciuti per una ulteriore settimana, quando poi sono stati distrutti dagli studiosi per non contravvenire al limite dei 14 giorni.

I primi risultati hanno rivelato sorprese inaspettate. La più grande è stata che durante le prime due settimane dalla fecondazione gli embrioni umani sono capaci di organizzare i propri diversi tipi di cellule autonomamente. Questa scoperta va contro l’idea consolidata fino a questo momento che lo sviluppo degli embrioni dipendesse da segnali emessi dell’ambiente circostante provenienti dalla madre.

Un secondo risultato insperato è che esistono differenze notevoli tra lo sviluppo degli embrioni dell’uomo e del ratto, uno degli animali più utilizzati in laboratorio per gli studi biomedici. Si era supposto che lo sviluppo umano fosse simile, poiché in entrambi i casi si tratta di mammiferi, ma le nuove ricerche indicano che non è possibile comprendere le prime fasi dello sviluppo del nostro organismo se non si studiano embrioni umani.

"Questa parte dello sviluppo umano è completamente sconosciuta", ha dichiarato ieri Anna Veiga, specialista in biologia della riproduzione del Centro di Medicina Rigenerativa di Barcellona e di Salute della Donna Dexeus-Gruppo Quirónsalud. "Un progresso che ci fornisca informazioni su ciò che accade in questo stadio può essere molto utile".

 

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