Uno studio suggerisce che i meccanismi "anti-rigetto" materno-fetale potrebbero essere fondamentali per lo sviluppo del cancro

Uno studio suggerisce che i meccanismi "anti-rigetto" materno-fetale potrebbero essere fondamentali per lo sviluppo del cancro

Nel corso della vita noi esseri umani accumuliamo mutazioni potenzialmente carcinogene, ma non tutti sviluppiamo il cancro poiché probabilmente il nostro sistema immunitario riesce a controllarne e bloccarne lo sviluppo. Un gruppo guidato dal Dr. Miquel H. Bronchud, dell’Istituto Oncologico Dr. Bellmunt, e costituito da oncologi, specialisti in ostetricia e ginecologia e patologi dell’Ospedale Universitario Dexeus e del centro Salute della Donna Dexeus, tra cui anche il Dr. Francesc Tresserra e il Dr. Bernat Serra, ha condotto uno studio che apre una nuova linea di ricerca mirata a indagare come alcune cellule tumorali riescano a sfuggire ai naturali meccanismi di vigilanza immunologica attivando programmi intrinseci di regolazione immunitaria, come quelli che fisiologicamente consentono la tolleranza materno-fetale.

Con questo obiettivo, e grazie alla possibilità di disporre di vari tessuti biologici di una paziente che aveva sviluppato un cancro della mammella al termine della gestazione, ossia placenta, tessuto mammario tumorale, tessuto mammario normale, linfonodo normale, linfonodo metastatico, e decidua (tessuto endometriale fissato alla placenta), è stato avviato uno studio per identificare quali fossero i geni immunoregolatori presenti nella placenta della paziente che consentissero la tolleranza materno-fetale. Gli Autori hanno identificato varie decine di geni che non solo erano presenti nella placenta, ma che erano inoltre sovraespressi o silenziati nei tessuti tumorali, e che, secondo la loro opinione, potrebbero rappresentare una strategia di fuga con la quale le cellule tumorali si sottraggono ai naturali meccanismi di vigilanza immunologica.

Secondo i ricercatori in linea di principio questi dati sono estrapolabili a molte altre forme tumorali. Non rappresentano, infatti, un elemento tipico unicamente della donna, né della gravidanza, né del cancro della mammella, poiché tutte le cellule dei mammiferi in teoria sono dotate di programmi genetici di controllo immunologico associati al potenziale di tolleranza materno-fetale della placenta, e sia gli uomini, sia le donne presentano cromosomi comuni, tra cui il cromosoma sessuale X. Pertanto, si ritiene che questa ipotesi potrebbe contribuire a spiegare parzialmente per quale motivo i tumori più aggressivi in termini di invasività locale e processo metastatico solitamente compaiono nei mammiferi e non in altri animali vertebrati e invertebrati o nelle piante. In ogni caso, i ricercatori sono consapevoli della necessità di condurre molti altri studi su un numero molto più elevato di pazienti per poter filtrare i risultati genomici fino a individuare quei geni che effettivamente possano svolgere un ruolo chiave nello sviluppo di questi meccanismi di inganno immunologico, e poterli conseguentemente intercettare e bloccare.

I risultati di questo studio, pubblicato sulla rivista Oncotarget, sono consultabili online.

Immune editing switch (PIES): learning about immunomodulatory pathways from a unique case report.
Bronchud MH, Tresserra F, Xu W, Warren S, Cusido M, Zantop B, Zenclussen AC, Cesano A.
Oncotarget. 2016 Nov 11. doi: 10.18632/oncotarget.13306.
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