Una revisione recente offre modelli clinici che possano contribuire a prevenire la sindrome da iperstimolazione ovarica

Una revisione recente offre modelli clinici che possano contribuire a prevenire la sindrome da iperstimolazione ovarica

Per attivare la maturazione degli ovociti è possibile utilizzare due ormoni, la gonadotropina corionica umana (hCG), che rappresenta il trattamento standard, e l'agonista dell'ormone di rilascio delle gonadotropine (agonista del GnHR). Il problema è che la somministrazione dell'hCG può provocare, sebbene in percentuali molto basse (3-4%) e in alcune pazienti, la sindrome da iperstimolazione ovarica, e nonostante l'agonista del GnHR riduca al minimo il rischio d'iperstimolazione ovarica, si associa a una fase lutea deficitaria e percentuali d'impianto inferiori, con maggiori percentuali di aborti qualora non venga effettuato un trattamento ormonale aggiuntivo.

Per questo motivo, il Dott. Carlo Dosouto, esperto in endocrinologia ginecologica di Salute della Donna Dexeus di Barcellona, e il Dott. Peter Humaidan, Professore associato dell'università di Aarhus e Direttore della Skive Fertility Clinic (in Danimarca), hanno eseguito una revisione dell'efficacia degli agonisti del GnHR come alternativa al trattamento standard sulla base dei risultati osservati nella letteratura scientifica degli ultimi 12 anni, nonché dell'utilità di attuare strategie diversificate con l'obiettivo di offrire alcune raccomandazioni cliniche.

Gli autori concludono che la somministrazione dell'ormone di rilascio delle gonadotropine (agonista del GnRH) insieme all'applicazione di un trattamento ormonale complementare che favorisca l'impianto durante la fase lutea in cicli a fresco, riduce significativamente il rischio di sviluppare la sindrome da iperstimolazione ovarica nella maggioranza delle pazienti. Inoltre, nelle pazienti che presentino un rischio elevato di sviluppare la sindrome, è consigliabile segmentare il trattamento con il preventivo congelamento degli ovociti, che consente di ottenere buoni risultati e ridurre al minimo il rischio di sindrome da iperstimolazione ovarica (0,1%). Per questo motivo, gli autori rilevano che probabilmente l'agonista del GnRH costituirà il metodo di elezione nei trattamenti di fecondazione in vitro del futuro. I risultati dell'analisi realizzata sono stati pubblicati di recente sulla rivista Reproductive Biology.

Gonadotropin-releasing hormone agonist (GnRHa) trigger - State of the art
Dosouto C, Haahr T, Humaidan P.
Reprod Biol. 2017 Mar;17(1):1-8. doi: 10.1016/j.repbio.2017.01.004. Epub 2017 Feb 16.
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